Torre David

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TORRE DAVID

1993. Muore David Brillembourg, presidente del consorzio finanziario venezuelano Confinanzas.

1994. A seguito del crollo dell’economia venezuelana il consorzio Confinanzas va in bancarotta.

2007. Circa 13 anni dopo, in anni di profonda crisi, diretta e ritardata conseguenza degli eventi del 1994, tutto il Venezuela è in pieno dramma sociale, la carenza di alloggi a basso costo innesca tumulti e scontri, i problemi relativi al reperimento delle abitazioni, soprattutto nella sua capitale Caracas, sembra non trovare soluzioni.

Esiste una connessione alla catena di eventi sopra descritti, la Torre David, una torre per uffici di 45 piani incastrata nel centro di Caracas. È stata progettata dall’architetto venezuelano Enrique Gómez, e nel 1993, quasi al termine della sua realizzazione, a seguito della morte del committente, David Brillembourg, in concomitanza col crollo dell’economia venezuelana del 1994 l’idea di completare l’edificio viene abbandonata.

Dal 2007 settecentocinquanta famiglie vivono all’interno dell’edificio, lo occupano sino al 28° piano, fino al 22° arriva l’acqua corrente e nelle sue viscere esistono in modo del tutto abusivo negozi ed attività commerciali di tutti i tipi.

La dimensione verticale e la posizione geografica del manufatto occupato caratterizzano l’agglomerato in modo univoco, la città ha partorito un mutante, il mutante risiede nel suo grembo: nelle interiora di Caracas, città di quasi 6.000.000 di abitanti, un unico edificio aggredisce i canoni borghesi, portando lo slum, nel cuore dell’abitato e lo porta in alto violando uno dei simboli del capitalismo, il grattacielo.

Molti lo considerano un fatto marginale, non è così.

Appare evidente come tale evento sia il primo di una serie, tattiche di sopravvivenza urbana per una popolazione in mutamento continuo, una popolazione di mutanti.

Il principio è il medesimo delle baraccopoli: una serie di organismi estranei, l’accumularsi della varia umanità che si accalca, crea in maniera autonoma e spontanea, ai margini delle città strati di costruzioni “abitabili”. Sino a quando questo fenomeno ha occupato le periferie degli aggregati urbani, il problema era circoscritto e sotto controllo, si riusciva ad arginare, era sufficiente creare barriere e muri, e con servizi d’ordine (pubblico o privato) si riusciva a tenere le orde di “zombie”1 fuori dai quartieri bene delle città, i corpi estranei venivano sistematicamente ricacciati al di fuori del confine.

Il metodo non è nuovo, ma funzionale agli interessi degli “onesti” cittadini, sia il metodo fisico sopra delineato, che quello psicologico, dove l’“esterno” viene rappresentato come uno strano fenomeno, un Freak, è evidente lo scopo, circoscrivere ed annullare ogni possibile contatto tra strati sociali differenti. Si parte dal lontano medioevo, dove gli abitanti delle terre lontane, ai confini del mondo conosciuto, erano considerati capricci e scherzi della natura, venivano addirittura raffigurati come tali, per l’uomo medievale tutti questi luoghi dai confini incerti e le presenze “organiche” che ci vivevano, i cui nomi evocavano mistero erano situati all’esterno dei propri territori, dai confini certi e vigilati. Con l’avvicinarsi della modernità e con lo sviluppo delle conoscenze geografiche queste credenze sono ovviamente sfumate, ma evidentemente rimane nel profondo dell’animo umano questa paura atavica di colui che viene da fuori, considerato “diverso”.

Per tenere a bada i “selvaggi “ è stato sufficiente alzare mura di contenimento e filo spinato, creare barriere e controllare tramite telecamere i movimenti, tutto ciò ha permesso, fino ad oggi, un distacco dell’uomo borghese dal resto del mondo.

Con Torre David si è innescata una nuova dinamica, una sorta di forma tumorale pronta ad esplodere dall’interno ha aperto il ventre dello stato borghese, non è a causa di una riduzione delle difese immunitarie della società cosiddetta civile, semplicemente non era previsto che il virus potesse colpire dall’interno, nessuno poteva immaginare che il grembo materno delle città potesse partorire tale “scempio”, le stesse dinamiche si stanno manifestando anche in occidente.

Nel nostro continente avviene attraverso il mare, la distesa azzurra che ci separava dai diversi, dai “non civili” è diventata un fiumiciattolo. Dopo aver sfruttato e catechizzato i “popoli selvaggi” per qualche secolo, tali popoli lasciati alla mercè di guerre e fame, hanno impararto a navigare. Ora sarà molto più complesso contenere il contagio.

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1Si consiglia la lettura di: “Lezioni dalla fine del mondo”, A. Melis – E. J. Pilia, Deleyva Editore

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