Humoral Houses

Introduzione

Le sensazioni, gli stati d’animo, le impressioni traspaiono, vengono rese visibili da una serie di sensori posti ovunque; le pareti, i pavimenti e tutti gli elementi architettonici sono saturi di amplificatori di percezioni, polimeri piezoelettrici con sensibilità sufficiente a leggere il Braille, pannelli rivestiti di monostrati autoassemblanti (SAM; self-assembled monolayer), una pellicola dello spessore di uno o due nanometri composta di molecole organiche che formano un cristallo bidimensionale su un substrato assorbente che creando un reticolo di diffrazione ottica si colora opportunamente; solo il mobilio e gli accessori rimangono neutri, generalmente costituiti da acciaio e plexiglas trasparente.
Anche sognare non è più possibile senza che il sogno rifletta sulle pareti le sensazioni provate, i pensieri, anche i più reconditi, vengono interpretati e resi leggibili da tutti tramite i colori; ogni emozione produce nel corpo fisico una reazione, e nel corpo fisico questa reazione può essere razionalizzata chimicamente quindi letta e visualizzata tramite una scala cromatica.

Racconto (01
Said se ne stava seduto sulla sua sedia in perspex trasparente e dalla parete vetrata si scorgeva appena il Gibson’s Building che dominava il Barrio, la pioggia rancida era talmente fitta e densa che la gente dello sprawl, dentro ai loro impermeabili in nylon variopinto, sembrava fare fatica ad attraversarla.
Gli altri lati della stanza erano di un violaceo tumefatto, come l’occhio di un boxer dopo un incontro.
Il segnale di apertura…..e la porta si spalanca, “Cindy”, sotto i suoi  piedi il pavimento è di un allegrissimo giallo canarino, (CANARINO: sm. Uccello passeraceo; INFOBOX: _D.I. IGDA130_ quegli uccelli che si vedono nelle gabbie sui vecchi olo-documentari).
I due colori insieme hanno un effeto travolgente, Cindy si guarda intorno e chiede cosa gli passasse per la testa, lui lentamente si gira, la guarda negli occhi:
-”Licenziato, quel fottutissimo droide mi ha dato due punti in meno  per il lavoro di oggi ed è la quarta volta in un mese, il capo-settore  mi ha rifilato una pacca sulla spalla e tanti  saluti”.
Sotto i piedi di Cindy i pannelli del pavimento iniziano a cambiare lentamente, passando per l’arancione, ma assumendo immediatamente un colore porpora-acido:
-”Dai Cindy non fare così, vedrai domani ne troverò un altro. In fin dei conti  siamo in  pochi a saper gestire un CAM10  ed il resto della  serie d’attrattori caotici.”
-”Sei il solito bastardo!”- il colore rosso acido si allarga attorno ai piedi di Cindy e la parete vicino alla porta zincata ne viene coinvolta, -”nell’ultimo anno è la terza Zaibatsu che cambi; un altro anno e dovremo andare su qualche stazione orbitante”.
Dal rosso al viola, al blu, e ne è pervasa l’intera stanza, Said si alza, dirige verso la porta e l’apre, la guarda; attorno alle cromature dell’uscio la parete stava vestendosi di nero, un nero buio e pesante, infila il poncho in goretex trasparente, oltrepassa il varco e con un urlo roco chiude la porta dietro di se!
Cindy lo guarda camminare sotto la pioggia acida, finche non lo vede sparire nello sprawl, sa che andrà al Chatsubo a bere e ad ubriacarsi.

Spalanca lo sportello, si getta sul materassino di schiuma termica e piange, il loculo attorno a lei è di un celeste angelico, ma man mano che le lacrime solcano il suo viso e cadono sulla schiuma, le pareti si colorano di grigio, grigio cemento, (i pannelli erano diventati trasparenti).
Prima di gettarsi nella zona notte aveva ingoiato un Dex, uno di quei trip esagonali, ed intorno una miriade di luci e colori giravano vorticosamente sino ad avvolgerla, voleva perdersi nel “GIOCO”…..
……tre ore dopo Said rientra, la cerca, e trova l’alloggio completamente vuoto, alla sua presenza si accende l’olo-proiettore, il bel viso di lei bagnato da lacrime e tra singhiozzi:
-”Non ce la faccio più a stare con te” – lo sfondo bianco, senza emozione – “Aspetto un bambino, e lui merita di più, tornerò quando te ne sarai reso conto.”
Era andata nel suo vecchio Barrio, sul B.A.M.A., dal pavimento attorno ai piedi di Said si sviluppa un intenso rosso-fuoco, arriva sino al soffitto, solo le tubature e gli accessori risplendono del loro argento cromato.
Said guarda fuori dalla parete vetrata, vede un muro di pioggia acida che cade, la vede scendere assieme alle sue lacrime di silicio, che bagnando il pavimento lo fanno scintillare.

B.A.M.A. : Boston Atlanta Metropolitan Axis (da Neuromancer; W. Gibson)

Racconto (02
Pelle Terra di Siena bruciata, occhi neri dello stesso nero del pozzo di Poe, le onde morbide dei capelli emanano riflessi blu notte.
Un seno piccolo e ben tornito, un sedere tondo come la Geodes di Paris e sul volto spiccano due labbra rosse, umide e socchiuse, con un sorriso appena accennato.
Mi ricorda l’Africa anche se non ci sono mai stato………..
…………….”Due spine medie e un B52 all’(a4)”.
Apro gli occhi…….; lo stesso locale schifoso dove li avevo chiusi.
Colori ovunque, colori fino a impazzire, forme che si intersecano scivolando dal fuxia al giallo, dalle texture più sconcertanti.
Capita a tutti di sognare ad occhi aperti, no?
Chiudi gli occhi e ti ritrovi in una spiaggia bianca e liscia come il culo di un bambino.
Sotto una palma piegata sul mare, con i piedi nell’acqua e tanta gnocca intorno che ti coccola, poi quel “fiscalone” del capo-settore ti riporta alla pratica N°00542, dove avendo messo il punto e virgola sul terzo rigo anziché sul quarto, è necessaria una completa revisione.

Io invece, in questo schifo di locale, tra un Koronju e un Tequila da portare ai clienti, chiudo gli occhi e vedo sempre lei.
Mentre sto portando il vassoio rosso della Bud carico, una ragazza con due cosce da paura mi ricorda il suo toast non ancora pronto, ed intorno alla sua poltroncina modello “Dalì”, si scorge tutto il suo nervosismo e la sua fame, chiari in quel misto blu-elettrico-rosa che a chiazze sporca il pavimento tutt’intorno.
Torno su per quei quattro maledetti scalini, in finto legno e cambia musica.
Percussioni e basso con tutta la loro sensualità scandiscono con pochi colpi un ritmo lento e carico:
WHY CAN’T WE LIVE TOGHETER_SADE.
Musica del secolo scorso rimasterizzata su olo-movie, ma ancora eccitante. Sale dalle viscere ti prende il cervello, ti tronca il fiato e riscende fin dentro i calzoni.
I colori dominanti del locale sono ora sulle tonalità del rosso, l’olo-video ha fatto il suo effetto sui signori uomini, che fanno comunque gli indifferenti, ma che si vede “imbarazzati”.
Come tutti i locali del IV° livello anche questo è uno schifo, siamo sotto al barrio che un tempo era la città di Oslo, faceva freddo qui tanto tempo fa, ora non si soffre più il freddo e la pioggia acida non arriva perchè filtrata dai livelli superiori, insomma uno schifo quasi accettabile.
Torno al bancone e tre bulgari mi chiedono dove si può andare per un po’ di divertimento particolare, gli chiedo se cercano ragazze oppure………………; dagli alti sgabelli che circondano il bancone metallico si spande un rosso così vivo che sembra esplodere da un momento all’altro. In misto Inglese-spagnolo:
“Where are girls muy bonitas?”
Continuano a parlare, ed io con il mio dialetto dello sprawl :
“If you want a chicas muy bonitas, you go cerca del cemetery or on the caje for…..”
Poi entrano altri clienti e porto altre ordinazioni, vado in cucina a prendere una boccata d’aria, non che lì sia pulita, ma c’è meno fumo che in sala.
Mi siedo 5 minuti. La cucina è l’unico luogo dove non esiste colore, tutto neutro, metallo, cemento e materie plastiche al naturale (si fa per dire).
Torno dall’altra parte e proprio mentre quella simpatica porta gialla laccata in cui mi incastro ogni volta mi sfiora lo zigomo destro, vedo entrare una piccola comitiva.
Sotto il bancone lercio prendo il modulo memorizzatore per le ordinazioni, faccio un giro e tolgo da un tavolo appena lasciato vuoto resti di bagordi, li carico sul nastro trasportatore.
Mi avvicino ai nuovi clienti e salutandoli vedo lei, vent’anni, pelle nera, occhi neri, capelli neri, accipicchia due labbra incredibilmente rosse ed umide.
Attorno al loro tavolo non dominava nessun colore in particolare, erano appena entrati, piuttosto erano curiose le forme e le texture che da loro si partivano, disegni organici, a volte sembravano  fiori, ma non si fissavano mai in qualcosa ben preciso, l’intersecarsi dei loro sentimenti, dei loro pensieri, vomitava continuamente immagini nuove, erano sicuramente del I° livello, con inseriti nel cervello amplificatori di pensiero.
Torno al mio lavoro, quando, Mi chiede un Vanity e mi perdo in quelle parole, per pochi istanti non esiste altro che lei, ai suoi confini corporali i colori sono delicati e caldi, ma senza limiti precisi, perché misti a quelli delle persone che la circondano.
Penso -Oh; Cristo, apri gli occhi resta sveglio- eppure gli occhi mi sembravano aperti.
Torno al mondo quando gli altri iniziano:
“A me un Fantasy”
“Due The al pomodoro”
“Un Whidka senza ghiaccio”
“Ciao artista.”
Giro la testa e proprio accanto al mio sogno una amica del liceo:
“Cosa ci fai qui” mi fa e continua: ” non stavi studiando artista? Ricordo che eri convinto, e ora?”
“Lo sono ancora, solo che la convinzione non basta, servono anche le pecunie”
Ridiamo fragorosamente e ride anche lei, il mio sogno, mi porge la mano:
“Sono Cristina,” – mi presento, vedo mille colori con mille forme diverse, lei continua: “Cosa studi artista, ti posso chiamare anch’io  così?”
“Certo che puoi.” …….. dentro di me: – tu puoi tutto -
L’avevo di fronte, mi sono seduto con loro ed ho continuato a parlare non so per quanto tempo e non so neanche quello che ho tirato fuori, intorno era un vortice di colori, una concatenazione di reticolati giallo-verdognoli che ad ogni metro andavano trasformandosi, ora in circoli arancio bordati di un intenso azzurro-violaceo, ora delle zebrature rosa-antico su verde-acido.
Lei era lì, bella come una scultura, bella come una dea e guardava me, si, guardava proprio me.
In quel momento arriva il padrone del locale:
“Quante volte devo dirti di non disturbare i clienti, ora sai cosa ti tocca?”
“No, la prego, non lo faccia……….. non stasera.”
Ed invece……….mi stacca i cavi neuronali, e dal mio circuito-ottico Nikon-Rate piano, piano la luce svanisce, il locale con i suoi colori e gli arredi diventano un ombra grigia, ma non lei, riesco a configurare la sua immagine sulla r.o.m., quindi tutto diventa evanescente e poche frazioni di secondo dopo, il nulla.

Racconto (03
“SONNY MALONE INVESTIGATION”, così è scritto sul vetro antiproiettile piazzato nel mezzo della porta di rame zincato, la seconda al terzo piano sul ballatoio, la palazzina del secolo scorso, fatiscente e decrepita non rende ciò che si trova all’interno dell’abitazione.
Le pareti sono di un verde sereno e accogliente, verde pastello direi.
Da quel verde che tutto copre, solamente Sonny e la chaise longue in simil pelle dove sta “riposando” hanno un colore proprio. Lo schermo-parete è in funzione, sintonizzato sulla frequenza 172bh21, uno standard in dotazione a quasi tutti gli schermo-parete ormai: la risacca di un mare hawaiano e uno stormo di gabbiani (GABBIANO: sm. Genere di uccelli palmipedi, INFOBOX: _D.I. IGDA142 _ scomparsi _ si vedevano nelle discariche fino ad un centinaio di anni fa) che si avvicina lentamente ed una porta metallica che sbatte fragorosamente!
“Qualcosa non va! Nel pacchetto della Lado-Acheson non si parlava di porte che sbattono!”, pensò Sonny.
Si desta, gira la testa e vede David con il fiato corto che cerca di parlare, di dire qualcosa! Ma cosa? Un aurea marrone si spande dai suoi piedi, e:
“Uffh……Sonny,….al porto…..hskdufh..banane!”
-”Miseriaccia! Prendi fiato e comincia da capo.”
Il verde attorno a Sonny va scurendosi, spegne con un suono gutturale lo schermo-parete e rimane in attesa.
David prende il fiato necessario, attorno a lui un giallo senape a macchie verdi chiazza il pavimento ! Inizia a parlare :
-”Stavo al porto con Clarabella, e mentre si parlava del più e del meno…”
-”Si parlava del più e del meno?!”.
-”Non è il caso di fare dello spirito, un casco di banane ci cade a meno di un metro, potevamo anche farci male, guardiamo in alto e un Flyer, giurerei fosse della Tessier-Ashpool, sfiora i silos della banchina 9 con attaccato sotto un container da otto tonnellate, subito dietro i flyers della Polizia Privata che lo rincorrono.”
-”Lo sanno tutti che la T-A a due facce, una linda e pinta, l’altra molto poco pulita, uno schifo direi .”
-”Si! Lo so anch’io, ma cosa diavolo se ne fa’ la Tessier-Ashpool con otto tonnellate di banane? Sonny dico otto tonnellate di banane”.
I pannelli del pavimento stavano trasformandosi, un colore blu notte si diffonde dai piedi di Sonny e si allarga sino a coinvolgere il soffitto, David e Sonny si scrutano come aspettando ognuno dall’altro la risposta……..cosa poteva farci il signor Tessier con otto tonnellate di banane?
-”Forse le dà da mangiare ai suoi gorilla!”
-”Smettila di far uscire cacca dalla bocca David.”
All’improvviso lo schermo-parete si accende, fa’ sempre così quando c’è la pubblicità, dal decreto ministeriale “S.B.C.” n°4 del ’27 che ha permesso ai grossi NET-WORK di installare dei CHIP nei VIDEO, automaticamente si accendono quando sta per essere trasmessa la pubblicità.
Il blu diviene più chiaro quando i toni di giallo diffusi dallo schermo dovuti al colore dominante dello SPOT esplodono, è della T-A come del resto il 70% della pubblicità. Parla del Taffy Louis (la più affollata pizzeria del II° livello, di proprietà T-A), dove stanno per lanciare sul mercato un nuovo tipo di pizza…….alla banana! “DALLO SCHERMO SOLO VERITA’”- Questo è lo slogan che ogni giorno, ad intervalli di tre ore, introduce le NEWS del quinto canale (anche questo di proprietà T-A).
Forse per una volta lo schermo ha contribuito sul serio alla ricerca della verità.
-”Tutto si fa chiaro, ora, vero Sonny?”
La stanza cambia colore, eccetto i tubi cromati e le porte metalliche, si tinge tutto di un intenso arancione quadrettato di rosso, Sonny e David si guardano, si guardano e corrono all’uscita , fuori la solita pioggia acida cade incessante, ma i due incuranti nei loro impermeabili in goretex trasparente, si dirigono verso il porto, dove qualche fidato informatore darà loro qualche succosa notizia per incastrare una volta per tutte Mr.T-A, ma questa è un’altra storia.
Dentro l’alloggio il colore dominante diventa ora il grigio-cemento delle pareti che si scorge da sotto i pannelli semi-trasparenti, lo schermo-parete si riaccende e la pubblicità continua.

Roma, 1995

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