Architecture of Endless Space

D.o.K.C. District of Kadessa City

Kadessa è una regione sita in un punto non precisato all’interno dello spazio-tempo creato dalla coscienza collettiva di milioni di abitanti metropolitani e non.
L’attuale dinamica di ritorno ad una forma di nomadismo, questa volta culturale, rende le diverse etnie, pur se autonome e riconoscibili, “libere” di comunicare ed interagire.
Tra le tribù sparse ai quattro angoli del globo c’è interscambio.
Questa “Nuova Sede degli Eventi Sociali” possiamo in realtà già vederla, anche se solo in embrione.
Pensarla come una qualsiasi altra città non rende giustizia ne a Kadessa, ne alle città in genere, non è limitata ad una realtà, bensì aperta a tutte quelle immaginabili.
E’ uno schema, un diagramma, una proiezione astrale di mille possibilità, la sovrapposizione di più idee dissonanti.
I frammenti che vagano come impazziti in uno spazio che ha ormai abbandonato nei meandri della memoria Cartesio, rendono improbabile una (consueta) lettura, solo dopo una lunga e cosciente assuefazione alle immagini è possibile decodificarli ed interagire con loro.
Kadessa è il risultato di un’esplosione, schegge catapultate nel tempo e nello spazio in continuo movimento:
_a duecento chilometri all’ora si vedono solo frammenti che si intersecano, si insinuano, si tagliano, si compenetrano l’un l’altro in un continuum spazio-temporale, gli elementi tettonici anche di massa unitaria si sfaldano e scivolano creando visioni a cui non siamo abituati.
IMPARIAMO A GUARDARE I FRAMMENTI, vivremo meglio il nostro tempo.
Un tempo, però, con cui competere, un cardine da prevaricare, da oltrepassare.
Se non è possibile stabilire un ordine di lettura, se l’apparire è istantaneo, se contemporaneamente visioni armoniche e non compaiono d’incanto, se non esiste una cronologia degli eventi, un parametro per stabilire il prima ed il dopo, se non c’è gerarchia tra gli elementi, il tempo è battuto.
Se senza un ordine sequenziale si muovono nello spazio in molteplici direzioni i frammenti di una realtà qualsiasi, il tempo è battuto, e non solo il tempo.
Lo spirito si libera, il suo fluire contagia la realtà e l’Architettura diviene spazio senza fine.

Roma, 1994

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